TL;DR: Ho visto un collega licenziato con un comunicato che parlava di "journey". Non era un viaggio. Era una macchina. Ecco cosa significa davvero.
«Cari colleghi, in un'ottica di right-sizing e per garantire la sustainability del nostro business model, abbiamo deciso di intraprendere un journey di reorganization che ci permetterà di essere più lean e agile nel Q4. Ringraziamo i colleghi interessati per il loro contributo e auguriamo loro il meglio per le future opportunità.»
L'ho letta alle 11:20 di un martedì. Non era per me. Era per Luca, il collega della scrivania accanto alla mia.
Luca aveva 42 anni, due figlie, un mutuo e una passione per il modellismo ferroviario che non aveva mai raccontato a nessuno perché «tanto a chi importa?». Aveva lavorato per l'azienda per 14 anni. Conosceva i processi meglio del manager che lo aveva assunto. E adesso, quel manager, scriveva che Luca era un «collega interessato» e che intraprendeva un «journey».
Luca è uscito dalla stanza con uno scatolone. Ha salutato con la mano. Nessuno ha detto niente. Perché quel comunicato diceva «journey», e un journey non si interrompe con le domande.
Io l'ho guardato andare via. E ho pensato: quella mail non era un licenziamento. Era un'operazione di linguaggio. Un modo per non chiamare le cose con il loro nome. Un modo per non guardare Luca negli occhi.
«Right-sizing»: traduzione simultanea dall'inglese dell'HR
Prendiamo questo comunicato pezzo per pezzo. Come si fa con un ordigno inesploso: con delicatezza, e con la certezza che esploderà.
«In un'ottica di right-sizing». Traduzione onesta: «Dobbiamo licenziare un po' di gente.»
Ma «licenziare» è una parola sporca, dal suono metallico e definitivo. «Right-sizing», invece, evoca un sarto che accorcia un orlo. Come se il contratto a tempo indeterminato di Luca fosse un paio di pantaloni troppo lunghi. Non lo stiamo tagliando: lo stiamo aggiustando.
«Garantire la sustainability del business model». Traduzione: «I profitti non bastano più per pagare tutti.»
Ma se dici «non ci sono soldi», qualcuno potrebbe chiederti dove sono finiti. Se dici «sustainability», nessuno osa fare domande. È magia.
«Un journey di reorganization». Traduzione: «Da domani non venite più.»
Ma «journey» implica movimento, scoperta, crescita. E «reorganization» suggerisce che l'azienda non sta perdendo pezzi: si sta riordinando. Come un armadio in primavera. Tu non sei un collega licenziato: sei un maglione fuori stagione.
«Essere più lean e agile». Traduzione: «Chi resta farà il lavoro di chi non c'è più.»
Io sono rimasto. E ho fatto il lavoro di Luca. E di Sara. E di Sergio. Per tre mesi. Senza aumento. Senza ringraziamento. E quando ho chiesto un aiuto, il mio capo mi ha detto: «È il momento di essere agili.»
«I colleghi interessati». La frase più chirurgica di tutte. I colleghi «interessati» sono loro: quelli licenziati. Ma «interessati» li trasforma in persone coinvolte in un incidente stradale. Passivi. Casuali. Non è colpa di nessuno. È successo e basta.
«Auguriamo loro il meglio per le future opportunità». Questa è la frase che fa davvero male. Perché «future opportunità» è il modo aziendale per dire: «Non vi richiameremo. Non vi richiameremo mai. E non pensate di chiamarci voi.»
Ti è successo. O ti succederà.
Forse questo comunicato non l'hai ricevuto. Ma hai visto il collega che l'ha ricevuto. L'hai visto alzarsi dalla scrivania, con lo scatolone tra le braccia e il badge già disattivato. E hai pensato: «Potrei essere io il prossimo.»
E hai lavorato il doppio per tre settimane. Ti avevano detto «siamo una famiglia». La famiglia, a quanto pare, aveva bisogno di fare spazio.
Hai risposto alle mail alle 22:00. Hai fatto il weekend. Hai sperato che la reorganization non ti includesse. E la sera, a letto, fissavi il soffitto calcolando quante mensilità ti separano dal termine del mutuo.
La verità che nessuno ti dice
La violenza di queste parole non sta in ciò che dicono. Sta in ciò che non dicono. Non dicono «ti stiamo cacciando». Non dicono «ci dispiace». Non dicono il tuo nome.
Ti trasformano in una risorsa da ottimizzare, in un journey da completare, in future opportunità che non esistono. E la cosa più crudele è che, dopo aver letto quel comunicato, ci si aspetta che tu risponda: «Grazie, auguro anche a voi il meglio.»
Io, quella sera, ho bevuto una birra con Luca. Non abbiamo parlato di right-sizing. Abbiamo parlato di treni. E mentre mi raccontava del suo modellismo, ho capito che il suo vero journey non era quello che l'azienda aveva scritto. Era quello che stava per iniziare.
La prossima volta che leggi «right-sizing» in una mail, prova a tradurlo ad alta voce: «Vi stiamo licenziando.» Poi guarda il tuo capo negli occhi e vedi se sostiene lo sguardo.
Non lo sosterrà.
Perché right-sizing esiste esattamente per questo: per non dover guardare nessuno in faccia.
